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Generalmente quando un paziente arriva nello studio di uno psicoterapeuta dà subito sfogo al suo vissuto di sofferenza, lamentandosi della propria sintomatologia.  

L’esperto clinico, dopo l’ascolto, prova a esplorare la storia del paziente per allargare il suo punto di vista e ricordargli che è qualcosa di ben più ampio della sua ansia, della sua depressione, della sua ipocondria. Possiede, infatti, risorse che vanno riscoperte e ridefinite per poter rinarrare la sua storia personale in chiave integra e complessa.

Secondo l’approccio sistemico-relazionale i problemi non sono nelle persone ma nelle relazioni che tra esse intercorrono e nei sistemi di convivenza che stanno fallendo. Per tale ragione, qualora possibile, gli psicoterapeuti sistemici ritengono opportuno convocare in seduta la famiglia del paziente che lamenta una sintomatologia per meglio comprendere come ciascun componente di quel sistema partecipi a quella ‘danza familiare’, contribuendo al permanere della problematica lamentata.

Premesse che hanno ispirato Napoli in treatment nel tentativo di rispondere a domande attuali da una prospettiva che integra il giornalismo con la psicologia e l’arte: cosa sta succedendo nella nostra famiglia città?

È possibile insieme porre fine a questi ‘sintomi’ collettivi tanto dolorosi?

Il format, tra puntate in onda e una piattaforma web creata ad hoc, allestirà uno spazio di partecipazione politica attiva nel tentativo di invitare i cittadini a compiere passi diversi nella danza quotidiana, sconvolgendo atavici ed erronei equilibri che tendono a far permanere lo stato costante di crisi della città”.

Le parole creano mondi

Lo psicologo da sempre si occupa della cura delle relazioni e dei sistemi di convivenza, perché non provare a migliorare le relazioni che intercorrono tra i cittadini e le Istituzioni della grande “famiglia Napoli”, lavorando, proprio come si farebbe in psicoterapia di gruppo, sulla comunicazione? Le testate da secoli svolgono il proprio utile mandato, quello di informare e denunciare, perché non pensare di affiancare questo tipo di informazione, non con una controinformazione, ma con “un’altra informazione”, che attraverso competenze multidisciplinari e trasversali si coniughi semplicemente con quella “solita”, che sia trasformativa e che metta in circolo pensieri nuovi, pensieri che puntino a una riflessione attenta su quanto si sta compiendo e che crei rete tra le diverse realtà, aumentando il senso di appartenenza?

Il trattamento cui si sta cercando di sottoporre Napoli, attraverso il videogiornale, ha proprio le fattezze di un trattamento psicoterapeutico teso all’integrità, ossia alla doppia descrizione delle complessità presenti nella Città ricca sì di ombre, ma anche di luci. Nel videogiornale, infatti, apporremo quanto di buono i cittadini comuni, gli enti pubblici e privati, quotidianamente cercano di realizzare con sforzo, unitamente a quanto il nostro patrimonio artistico e culturale ha costantemente da offrire.

“Le parole creano mondi” spesso ripete Antonella Bozzaotra, Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Campania, per ricordare quanto occorra fare attenzione a come raccontiamo le nostre storie perché con il tempo finiamo con il diventare esse. Di tale importante aspetto ha parlato anche Gregory Bateson in un famoso metalogo: “vedi, con gli esseri umani c’è il problema che se pensiamo a loro come se fossero pezzi di legno, finiscono per somigliare a dei pezzi di legno. Se li pensiamo come mascalzoni tenderanno alla mascalzonaggine […] e così via” (Bateson e Bateson, 1987, p. 108).

Relazioni

Di fronte alla crisi della bella Partenope  la maggior parte dei cittadini, purtroppo, è impegnata nel costante esercizio di segnalare tutto ciò che non va, che non funziona, indignandosi per quanto li circonda, nel tentativo errato di prendere le distanze e separarsi da tutto questo, cadendo spesso nel circuito di facile e sterile lamentela, piuttosto che di faticoso e costruttivo attivismo.

E così il napoletano “per bene”, proprio quello che potrebbe fungere da importante e valida risorsa per la Città, piuttosto che rimboccarsi le maniche per provare a cambiare quanto lo circonda, non fa altro che giudicare e additare tutte le volgarità, le nefandezze, i disordini e le “ammuine” presenti in essa, finendo con il trovarsi a compiere il grave errore percettivo di non sentirsi nel campo di osservazione e non in relazione con quanto denigra e critica.

Gli psicologi-psicoterapeuti sanno bene, però, che è proprio dalla scissione che nasce la patologia, dalla mancata integrazione di parti di sé che, giudicate come negative e non funzionali, vengono ripudiate, contrastate e non accolte.

La guarigione ha, invece, a che fare con l’integrità, con l’accettazione di ogni aspetto del proprio sé che in un tutto ha un armonico senso e un collegamento anche con quanto ci circonda.

Non a caso Gregory Bateson ha teso tutta la sua vita nella ricerca della “struttura che connette”:

Quale struttura connette il granchio con l’aragosta, l’orchidea con la primula e tutti e quattro con me? E me con voi? E tutti e sei con l’ameba da una parte e con lo schizofrenico dall’altra?” e, verrebbe da aggiungere, con i mariuoli, i furbi, i cafoni e i mascalzoni?

In effetti è solo quando sentiamo realmente di appartenere del tutto a un qualcosa che lo possiamo davvero amare, rispettare e provare a modificare, a partire da noi stessi, dalla nostra responsabilità, dal nostro atteggiamento, che pure contribuisce in qualche modo a portare avanti quella dinamica di cui siamo parte.


 

Roberta De MartinoNata a Napoli, il 06 maggio del 1980, ho conseguito il 1 marzo 2007 la laurea magistrale in Psicologia. presso la Seconda Università degli Studi di Napoli. Dopo un anno di tirocinio, svolto presso l’U.O.P.C. (Unità Operativa di Psicologia Clinica Psicoterapia e Formazione Psicodinamica per Adulti) dell’Asl Na 1 Centro, ho superato con successo l’esame per l’abilitazione all’esercizio professionale. Da novembre 2009 svolgo attività di volontariato presso l’U.O.P.C. dove mi occupo prettamente di attività clinica, sostegno alla genitorialità, somministrazione test intellettivi e di personalità con relativa stesura di relazioni psicodiagnostiche e interventi di contrasto alla violenza di genere, presso lo sportello anti-violenza del Presidio Ospedaliero Loreto Nuovo dell’Asl Na1. In questi anni di formazione ho anche preso il tesserino come giornalista pubbicista interessandomi oltre che di psicologia anche di teatro (scrivo per le riviste on-line: CampaniaSuWeb e State of mind). Ad aprile 2013 ho sostenuto (con il massimo dei voti e la proposta di divenire allieva didatta) l’esame di specializzazione per diventare psicoterapeuta sistemico-relazionale. Ho compiuto la mia formazione presso la sede di Napoli dell’I.I.P.R. (Istituto Italiano di Psicoterapia Relazionale), ove ho vinto la borsa di studio annuale SIPRES (società Italiana Psicoterapia Relazionale Sistemica) con il lavoro di tesi: “La rivoluzione epistemologica delle simulate, con cui ogni scolaretto sa che…”, presentato all’esame di sbarramento del biennio di specializzazione. Da diversi anni mi occupo anche di formazione e, sovente, lavoro nelle scuole con insegnanti, genitori e alunni. Svolgo attività libero professionale presso il mio studio a Napoli con individui, coppie, famiglie e piccoli gruppi e, da maggio 2013, sono psicologa-psicoterapeuta volontaria presso il Consultorio “Centro La Famiglia Onlus” di Padre Domenico Correra. Sono vicepresidente dell’Associazione di Promozione Sociale “Pensare Più” e socia dell’Associazione di promozione Sociale “Le leggi del Mondo”. Dal 2014 sono allieva didatta presso l’IIPR di Napoli e nel giugno del 2014 ho presentato presso Palazzo San Giacomo il progetto RelazioNapoli, un progetto, patrocinato dal Comune di Napoli e dall’Ordine degli psicologi della Campania, innovativo che coniuga psicologia, arte e cultura per allestire spazi di partecipazione politica attiva nella Città di Napoli.